Guardo il mare e ho un blues nel cuore

Guardo il mare e ho un blues nel cuore


È inverno, e guardo il mare. L'aria è fredda, tagliente e cattiva, il vento sferza il viso e porta con sé il profumo del sale misto all'odore acre delle alghe bagnate.
La spiaggia è vuota, solitaria e malinconica, come una fotografia in bianco e nero sbiadita.Le onde si infrangono a riva con una lentezza monotona, come se anche loro fossero stanche.

Ho un blues nel cuore. Lo sento.

Lo sento vibrare tra una risata dimenticata e una promessa che non si è mai realizzata.
Non è un dolore rumoroso, ma un’eco sottile, un lamento che accompagna ogni respiro.

Ho le mani affondate nelle tasche del giaccone, strette a pugno, come se potessi trattenere qualcosa che scivola via comunque, inesorabilmente.
Eravamo venuti qui una volta, io e lei, in un’altra vita. Era estate allora, e il mare ci sembrava un posto eterno, infinito.

Ci eravamo seduti sulla sabbia ancora calda del sole, i piedi immersi nella risacca.
Parlavamo di tutto e di niente, come fanno quelli che non hanno paura del tempo.
Lei aveva preso una conchiglia e l’aveva accostata al mio orecchio. "Senti?" mi aveva detto. "Il mare ti parla."

Adesso, la conchiglia è sparita, come lei. Non so dove sia finita, né se si ricorda ancora di me. Ma io ricordo lei. Ricordo come teneva i capelli dietro l’orecchio, il modo in cui rideva senza motivo, il suo sguardo che sembrava sempre sapere qualcosa che io non capivo.

Era bella, dentro e fuori. Bella.

Guardo il mare, e provo a sentirlo parlare, come facevo allora. Ma oggi non c’è voce, solo il suono sordo delle onde che si trascinano languide sulla spiaggia.
Il blues dentro di me si fa più forte, una melodia malinconica fatta di rimpianti e silenzi.

Una coppia passa più in là, camminando vicina, le teste chine contro il vento. Li guardo e mi chiedo se sanno quanto fragile sia questo momento che stanno vivendo, quanto velocemente può spezzarsi e diventare un ricordo che brucia, che punge, che torna ogni volta che guardi il mare in inverno.

Mi alzo piano, il freddo mi penetra nelle ossa.
Il mare rimane lì, indifferente, eterno. Il blues nel cuore non se ne va, ma forse non deve. È tutto ciò che mi resta di lei, e lo porto con me, come un vecchio disco che non smetterò mai di ascoltare.







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