Il risveglio equivoco


Stamattina mi sono svegliato con un ottimismo che non provavo da mesi. Il sole filtrava tra le persiane, gli uccellini cinguettavano melodiosamente sui rami degli alberi, e io... beh, io mi sentivo particolarmente in forma. Anzi, molto in forma.

"Finalmente!" ho pensato, stiracchiandomi sotto le lenzuola. "Dopo settimane di stress, insonnia e quella terribile dieta a base di caffè e ansia esistenziale, il mio corpo ha deciso di tornare quello di una volta!"

Mi sono alzato con una sicurezza che non avevo da quando avevo vent'anni, ho fatto una doccia cantando "I Will Survive" (completamente stonato, ma con grande convinzione), e ho persino fatto l'occhiolino al mio riflesso nello specchio mentre mi radevo.

Al bar sotto casa, la signora Maria mi ha guardato stranita quando ho ordinato un cappuccino "per celebrare la vita in tutte le sue meravigliose manifestazioni". Perfino il barista, di solito imperturbabile come un monaco zen, ha alzato un sopracciglio.

È stato durante la pausa pranzo, mentre sfoggiavo la mia ritrovata vitalità raccontando barzellette ai colleghi (che ridevano più per imbarazzo che per altro), che il dottor Bianchi mi ha fatto notare una cosa.

"Senti," mi ha detto con delicatezza, "non è che per caso... stamattina... hai controllato il polso?"

E lì ho capito tutto.

Non era un risveglio miracoloso della mia virilità. Era semplicemente che, dopo una nottata passata a dormire in una posizione impossibile per recuperare il telecomando caduto tra il letto e il comodino, il mio corpo aveva sviluppato quella che i medici chiamano elegantemente "rigidità cadaverica temporanea da postura scorretta".

In pratica, ero stato entusiasta per sei ore di quello che sostanzialmente era un crampo molto ben posizionato.

Il bello è che quando l'ho raccontato a mia moglie, invece di compatirmi, ha detto: "Almeno per una mattina ti sei comportato come se fossi ancora vivo. È già qualcosa."

E così ho imparato che a quarant'anni suonati, anche le piccole gioie della vita vanno prese con le molle. O meglio, con un controllo della circolazione sanguigna.

Da domani, giuro, faccio yoga.






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