Lacrime di bellezza
La prima volta che successe, ero seduto sul divano di casa. Era una domenica pomeriggio di novembre, quella luce dorata e malinconica che filtra attraverso le persiane semichiuse. Avevo messo su un disco quasi per caso, uno di quelli che tieni da anni ma non ascolti mai davvero.
Le prime note del pianoforte scivolarono nell'aria come gocce d'acqua su vetro. Non era nemmeno un pezzo che conoscevo bene, eppure qualcosa dentro di me si spezzò dolcemente. Le lacrime arrivarono senza preavviso, calde e necessarie come la pioggia dopo mesi di siccità.
Non era tristezza. Non era gioia. Era qualcosa di più puro, di più profondo. Era come se quella musica avesse trovato una porta segreta nel mio petto, una stanza che non sapevo nemmeno di avere, e l'avesse aperta con delicatezza infinita.
Mi accorsi che stavo piangendo solo quando una lacrima mi cadde sulla mano. E invece di vergognarmene, invece di asciugarmi in fretta come avrei fatto un tempo, rimasi lì. Ascoltando. Sentendo ogni nota che mi attraversava come un fiume in piena.
"Mai stato così bene", pensai, e la frase mi stupì per la sua verità assoluta. Perché era proprio questo: stare bene. Stare incredibilmente, impossibilmente bene. Come se per tutti questi anni avessi trattenuto il respiro senza accorgermene, e finalmente, finalmente potessi respirare.
Le lacrime non erano dolore che usciva. Erano bellezza che entrava.
Da quel giorno è diventato il mio segreto più prezioso. Certi pomeriggi metto le cuffie e scelgo brani che so mi faranno piangere. Non per masochismo, ma per quella sensazione di completezza che segue sempre. È come se la musica mi ricordasse chi sono davvero, sotto tutte le maschere e le difese che indosso ogni giorno.
Gli altri non capirebbero. "Perché piangi se stai bene?" mi chiederebbero. Ma io lo so: piango perché sto bene. Piango perché finalmente, in quei momenti, sono vivo davvero. La musica mi attraversa e io la lascio fare, senza opporre resistenza, senza giudicare.
È la forma più pura di vulnerabilità che conosco. E forse, la più pura di gioia.
Quando la canzone finisce e il silenzio torna, rimango sempre qualche istante immobile. Con il cuore che batte piano, gli occhi ancora umidi, e quella sensazione strana di essere stato visitato da qualcosa di sacro.
Poi sorrido. Perché so che la bellezza esiste, e che io so riconoscerla quando mi tocca l'anima.
Nessun commento:
Posta un commento